Barbara Alberti

Photographer  Angelo Marinelli
Fashion Editor Emi Marchionni
Make-Up and Hair Stefania D’Alessandro
Make-Up Assistant Arianna Cusano
Art-Object Gaia Scaramella

 

EDITORIAL  FROM THE PRINTED Vol. 3  WARRIORS OF FREEDOM 
On the cover  Barbara wears dress Adelbel, dress HUI

Interview Valeria Montebello

 

Tra le altre cose, sei un’attenta e lucida indagatrice del femminile. Qual è, secondo te, il sentimento principale che caratterizza il femminile?
Non credo ci siano schemi generali, ma da quello che so, vedo e ho sperimentato, il femminile è l’incarnazione dell’inno di Gloria Gaynor – I will survive – l’istinto della vita, e quindi della metamorfosi, dell’immaginazione, il gusto dell’inaspettato – e soprattutto il terzo occhio, l’umorismo. Anche in trincea, con le donne, ridiamo. E raccontiamo storie. Il mondo non finirà mai perché le donne lo descrivono. Mito e immaginazione passano attraverso le prime fiabe che le donne hanno inventato per i bambini nel corso dei millenni.

Cosa pensi dell’invidia delle donne verso altre donne: per essere più belle, più di successo, più felici?
Anche le donne sono uomini. Voglio dire, umane. L’invidia è universale, qualcosa che hanno tutti i sessi. Quello che posso dire è che sarei morta senza le donne. La rivalità tra donne è molto cara al maschio, è il sogno di questo povero monarca detronizzato, che stringe ancora la sua corona lacera, tenendola in testa con entrambe le mani.

#MeToo è un movimento che permette di portare alla luce situazioni complesse e abusi subiti dalle donne o è deleterio perché indebolisce il ruolo delle donne e finisce per eliminare il mistero che esiste nel rapporto tra uomini e donne?
Il movimento MeToo ha avuto (per un attimo) il merito di smuovere la pentola disgustosa che bolle e ribolle in tutto il mondo del ricatto sessuale delle donne sul lavoro – ma la sua utilità cessa una volta denunciato: in realtà, è un movimento di retroguardia, narcisista e futile che ci ha portato solo tributi formali e ha assunto un tono puritano che non giova a nessuno, soprattutto a noi. È stato un grande evento mediatico. Ma è mancato l’atto rivoluzionario per eccellenza: l’utopia, il gesto, il sogno. Senza ispirazione non c’è politica, senza vera libertà di creazione ed espressione e senza rivendicazioni precise che vadano oltre le molestie, tutto questo è utile solo a chi, per lavoro, si mette in mostra. Un movimento da passerella. E anche piuttosto noioso.

Il maschio è in crisi, e così anche ciò che il maschio rappresentava: da alfa a beta. Ma le donne continuano a lamentarsi: l’alfa non andava bene, ora nemmeno il beta. Arriverà all’omega?
Alfa, omega… ci vuole più amore tra tutti i sessi. Sentire ciò che sente l’altro. Gioire dell’esistenza reciproca. Questo aiuta. Oggi uomini e donne sono tutti avvolti in un’armatura narcisistica che ci rende insolventi e pieni di pretese.

La fluidità di genere potrebbe essere una soluzione a tutte queste definizioni e crisi d’identità che uomini e donne stanno vivendo?
Quando qualcuno ti fa quella domanda impertinente: sei omosessuale? (Pensando: Che te ne importa? Perché dovrei essere responsabile nei tuoi confronti? Con chi va a letto tuo cognato? Come osi definirmi?) La risposta è: non lo so, da ora a stasera. Mi innamoro sempre degli occhi, il resto viene dopo.