Ci sono momenti in cui non sappiamo più distinguere ciò che siamo da ciò che stiamo diventando.
Forse perché l’identità non è un luogo in cui arrivare, né una forma da custodire intatta. È un movimento. Un attraversamento silenzioso fatto di tempo, memoria, perdita, desiderio. Di ciò che lasciamo dietro di noi e di ciò che, ancora, non conosciamo.
Still Becoming nasce da questa sospensione.
Dalla possibilità di abitare il cambiamento senza doverlo spiegare. Di lasciare che il tempo attraversi il corpo senza trasformarlo in una risposta. Di essere presenti anche quando le parole non bastano a definire ciò che accade dentro di noi.
Silvia, musa di Flewid, entra in questo spazio senza rappresentare una certezza, ma una possibilità. La possibilità di esistere oltre l’urgenza di essere nominati, riconosciuti, compresi.
Il passato rimane, ma non trattiene.
Il presente attraversa.
Il futuro non ha ancora una forma.
E forse è proprio lì, in questo spazio incerto tra ciò che eravamo e ciò che ancora possiamo essere, che l’identità trova la sua libertà.
Non come qualcosa di immobile, ma come qualcosa che respira, si perde, ritorna, cambia direzione.
Come il vento, non segue una linea.
Non chiede il permesso.
Non conosce confini.
Still Becoming è questo:
continuare a navigare dentro se stessi senza la necessità di raggiungere una riva.
Perché diventare non significa finalmente essere.
Significa continuare.