Pure Consciousness: Beatrice Grannò

Photography Gabriele De Rossi
Styling Emi Marchionni
Make Up Annagioia Catone @makingbeauty.management
Hair Christian Vigliotta @makingbeauty.management
Filmmaker Davide Di Lorenzo

Beatrice Grannò @lapalumbocomunicazione

DIGITAL COVER STORY
Beatrice Grannò wears total look Gucci

Interview Chiara Buoni

Beatrice propone di incontrarci da Camillo a Piazza Navona. Ottimo, chiudo la chat e do un’occhiata alla sezione dei ricordi di fb: in alto appaiono foto scattate anni fa alle fontane sulla piazza.
Andando all’appuntamento, lungo Corso del Rinascimento la mia attenzione viene attirata da una ragazza poco più avanti. La osservo di spalle, non so chi sia. Indossa degli abiti blu, parla al
telefono e si muove in modo aggraziato. Quando l’intervista è finita, spengo il registratore e Beatrice Grannò, che posso guardare negli occhi ormai da un po’, nei suoi abiti blu e con il telefono di nuovo fra le mani continua a raccontarmi delle cose. Le domando se crede nella predestinazione. “Sono razionale. Ho i piedi tra le nuvole, ma la testa sempre qui a terra” risponde. Razionale. Non scriverò allora che nel nostro incontro c’era una sottotrama misteriosa; che averla notata prima di arrivare all’appuntamento, dove mi trovavo tre anni prima alla stessa ora, avrà certamente avuto un impatto astrologico sulla
nostra conversazione; che stavolta al posto delle fotografie ci sono le sue parole, e quindi una Piazza Navona non immortalata eppure da ricordare.

Sei sia un’attrice sia una musicista. È difficile pensare a Beatrice Grannò, e poi ai suoi modi di fare arte senza chiedersi come coesistano in te. Cosa c’è dell’essere musicista nella tua
recitazione e cosa dell’essere un’attrice nella tua musica?

La musica è sin dal principio parte integrante del mio percorso artistico, la fonte di tutto. L’ho sempre voluta fare, ma solo negli ultimi anni ho trovato la mia voce, un’identità. Ho appena cominciato un percorso con Radar Concerti, questa estate abbiamo fatto concerti stupendi. Adesso stiamo lavorando all’uscita del primo singolo e anche di un EP. Contemporaneamente è in uscita la serie americana… la prossima settimana vado alla premiere. Mi chiedo se arriverà il momento in cui dovrò rinunciare a una cosa per l’altra. Il mio sogno è di raggiungere stabilità per fare entrambe le cose come desidero. Se proprio devo essere sincera: amo tantissimo la musica, ma non ho grandi pretese. Il genere, cantautorato italiano con sonorità folk americane, sicuramente non lo permette. Non ho la pretesa di fare la hit, però vorrei creare una realtà musicale che mi rappresenti e al contempo faccia da coda al mio percorso da attrice, dando vita a un progetto unico. Non è facile. Tornando alla tua domanda, ad oggi è più la musica che mi aiuta quando recito. Con la recitazione ho sempre avuto un approccio razionale, metodico, poco spirituale. Arrivo alle emozioni attraverso lo studio della tecnica. Quando si tratta di recitazione, ho le mie difese
emotive molto alte quindi accedo all’emotività applicando la tecnica. Con la musica questo tipo di metodo non riesco ad attuarlo, sono molto vulnerabile. Poi, c’è da dire che quando vado sul palco non so mai cosa accadrà. Per farti capire, con la recitazione trovo sempre il modo di lavorare a una cosa, mentre con la musica a volte sono molto ispirata e altre no. Per farla breve: la recitazione come recitazione, la musica come verità. Certo, la recitazione è un buon modo per raccontare storie vere, autentiche; ma non per forza per raccontarle devi essere te stessa al 100%. Nella musica sono io, e quindi c’è caos come in tutte le cose vere. 

 

Sul tuo canale YouTube c’è un unico video, si intitola Redini (Live Session). Cos’è? E perché non hai caricato altro materiale?
All’epoca della prima stagione di Doc, il regista ha scoperto che scrivevo e sapevo suonare così mi ha proposto di girare una scena in cui Carolina suona l’ukulele. Nella seconda stagione mi hanno ridato la possibilità di unire recitazione e musica, chiedendomi di scrivere una canzone. Ecco come nasce Redini. Ho chiaramente preso ispirazione dal mio personaggio, ma sai, trattandosi di musica… come ti dicevo prima, parliamo della me più vera. Mi sono chiesta cosa ci fosse del personaggio di Carolina in me. Il pezzo parla dell’incontro con l’altro che vuole conoscerti e della paura per cui inizialmente lo allontani. Carolina è così… deve avere tutto sotto controllo; ma con Riccardo, come canto nel ritornello, per la prima volta riesce a fidarsi e a mollare le redini, ad addormentarsi mentre qualcun altro guida. In due giorni abbiamo arrangiato il pezzo con il chitarrista Antonio Falanga e l’arrangiatore Sergio Bachelet. Grazie a questa live session il management mi ha trovata. L’ha vista per caso, mi ha scritto e abbiamo cominciato un percorso. Adesso sto lavorando all’uscita di brani in maniera ufficiale, entro il 2023 pubblicherò altro materiale. Il genere è cantautorato italiano con sonorità folk americane, come riferimenti penso a Niccolò Fabi e Thony. Oggi va di moda la donna musicista che segue ritmi potenti e scrive di carattere, forza; io invece vorrei infilarmi nell’angolino dimenticato del cantautorato femminile di un tempo, dei primi tempi di Elisa per capirci.

Dopo il successo agli Emmy, si è parlato tanto della miniserie “The White Lotus” di Mike White. Adesso si sta tanto aspettando l’uscita della seconda stagione nella quale impersoni Mia. Com’è questo personaggio?
Quando è arrivata la convocazione per il provino ho pensato subito “lo devo fare io”. Lì ho fatto la scena soltanto una volta; non credevo fosse andata bene e invece mi avevano presa subito. Anche loro sapevano che Mia ero in qualche modo io, è incredibile. Questo personaggio sembrava scritto apposta per me… cercavano una ragazza con un’energia morbida, che sapesse suonare il pianoforte e cantare. Mia è una ragazza del posto che cerca di intrufolarsi con l’amica Lucia in un albergo di lusso, e lo fa… perché è alla ricerca della sua occasione. Non posso dire altro!

Ci regali qualche consiglio per ottimizzarne la visione? Con quali occhi dovremmo guardarla? 
Forse consiglio di guardarla tutta d’un fiato. Sicuramente di farlo in lingua originale. 

Pensi che il cinema e la tv in Italia affrontino bene il concetto di fluidità?
Credo ci sia stato un grande cambiamento, soprattutto nel panorama delle serie tv teen. Raggiungono sempre più inclusività. Per esempio ho finito da poco Prisma, una serie girata e recitata benissimo. Anche Skam ne è un esempio. Bisogna sempre più raccontare le storie in profondità e quindi esprimendo le diversità. Se non lo fai puoi lavorare soltanto su uno spicchio della realtà, il che è insensato. Sento che c’è un cambiamento, purtroppo non avviene su tutte le piattaforme e in tutti i pubblici.

Tre parole capaci di raccontare il tuo shooting per Flewid?
Credo che un look a volte possa raccontare la personalità di una persona a una velocità pazzesca. Le parole che scelgo sono: carattere, follia, rock. 

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